Indovina chi venne a cena

Marco Contini scrolla le spalle con modestia alla definizione di pioniere del design scandinavo in Italia. Eppure ho davanti l’uomo che dava del tu a Hans Wegner, che ha portato Alvar Aalto in Italia, e che conosce innumerevoli aneddoti su tutti i più grandi nomi del design scandinavo. Persone, storie, esperienze, amici. Questo significa essere MC SELVINI a Milano, “da sempre il riferimento per il design scandinavo”. Ma andiamo con ordine.
Giovedì di aprile, primavera inoltrata in via Poerio 3 a Milano, entro nello show room MC Selvini con lo stato d’animo di Lucignolo al paese dei balocchi. Ovunque corre lo sguardo inciampa in capolavori. Tranquilli, solidi e formidabili, come sono i nordici.
 

A colpo d’occhio

  Un divano in pelle color caffè di Borge Mogensen, una peacock chair (la peacock!),  il divano Poet (così piccolo! Dynamite comes in small packages), la round chair,  la Pernilla di Mathsson, la PP 130, una ball chair di Eero Arnio e alcune swan, e dal soffitto PH5 in nuovi colori, e l’immancabile artichoke. Soppeso la riedizione recentissima della CH33 di Wegner, parente prossima delle mia coppia di CH30. David Contini, oggi alla guida dell’azienda, mi accoglie con la competenza e la passione che solo la straordinaria familiarità con l’argomento può darti.
Ma torniamo al motivo della mia visita. Una chiacchierata con il fondatore di MC Selvini, Marco Contini.
Quando ha iniziato a proporre mobili scandinavi in Italia?
“Dalla metà circa degli anni ’60, affiancando però anche le proposte di grandi case italiane. All’epoca venivano chiamati genericamente “mobili svedesi”,  anche se le provenienze erano ovviamente diverse”.
Come li sceglieva?
“Facevo personalmente diversi viaggi per visitare i produttori, specialmente danesi. Incontravo i designer, conoscevo i metodi di lavorazione, sceglievo i pezzi da importare”.
Cosa apprezzava e apprezza ancora della scuola scandinava?
“Il connubio perfetto tra forma e funzione, la sapienza artigianale, che oggi in gran parte da noi si è persa. Poi si fa in fretta a dire design scandinavo, ma la verità è che esistono tre grandi filoni, ciascuno a modo suo tipico. La Svezia, per tradizione e per tessuto economico ha sempre guardato al mobile industrializzato, alla produzione in grandi numeri e per tutti. Non a caso Ikea nasce lì. La Finlandia è più difficile da decodificare, la sua tradizione è legata ad alcune grandi personalità come Alto, Sarpaneva, Tapiovaara. I finlandesi si sono espressi molto anche negli oggetti per la casa, nel vetro e nelle ceramiche. E poi ci sono i danesi, che rappresentano la grande tradizione del mobile borghese e sono stati una scuola per tutti. Un nome fra tutti Kaare Klimt, che ha avuto i più grandi tra i suoi allievi. Una particolarità dei danesi poi è di essere sempre stati architetti-artigiani, capaci cioè di immergersi completamente in tutti gli aspetti del mestiere, ad esempio realizzandosi da soli i prototipi. E poi di saper tramandare questo mestiere, perché i più grandi sono stati tutti insegnanti”.
A proposito di grandi nomi… vedo in giro progetti originali firmati da Hans Wegner…
Wegner era un amico, uno vero. Io avevo il mio posto al suo tavolo e lui al mio. Ricordo quando venne una sera a cena e appena entrato voltandosi verso la moglie esclamò “ma siamo a casa nostra?”, tali e tanti erano i suoi lavori in casa mia”.

Wishbone Chair, la più venduta.

 

Qual è il pezzo di Wegner che aveva più successo in negozio?

“Ai tempi d’oro forse la Wishbone Chair, ne vendevamo anche un migliaio l’anno”.
E parlando di tempi d’oro, oggi possiamo dire che il mobile scandinavo d’autore rappresenta una nicchia di mercato, ma chi erano e chi sono oggi i clienti-tipo per questa proposta stilistica?
“Negli anni d’oro, fino a metà anni ’70, si poteva guardare con sicurezza ad alcune categorie professionali come medici e avvocati, che acquistavano arredi moderni e anche molta arte contemporanea. Disponevano del capitale culturale che permette di capire la collocazione per questo tipo di design, e di apprezzarlo. Oggi non sono più le categorie professionali a guidare, ma possiamo parlare al limite della generazioni dei 45/50 anni, che devono magari arredare una seconda casa”.
E cosa pensa Marco Contini della mania per il collezionismo dell’usato scandinavo, che dilaga soprattutto tra Inghilterra, Stati Uniti, nord europa?
Bisogna distinguere. Se si tratta di pezzi fuori produzione o realizzati ad esempio in legni che  non si possono nemmeno più usare, è un conto. Ma se ti compri una Egg chair di 20 o 30 anni fa, in tutto e per tutto simile ai pezzi prodotti ancora oggi, e che devi anche mandare in danimarca a far riparare perché qui non c’è la manodopera adatta,  beh, allora è mistificazione.
E quali sono i suoi pezzi del cuore?
Contini mi guarda lievemente interdetto, capisco che è come chiedere a un padre di famille nombreuse quale figlio preferisce. La risposta non si tradisce:
“Ce ne sono tanti, ho tenuto sia in negozio che a casa dei veri capolavori, molti pezzi unici di Wegner ad esempio. Non c’è bisogno di vivere in un castello, non sono mobili da ostentazione, ma da usare nella vita reale di tutti i giorni”.

PH5 in nuovi colori

Informazioni su cristinavi

Lives and works in Turin (Italy). Researcher and slow blogger on Scandinavian design, past and present. Randomly on Twitter, CristinaVi

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